Gli 80 anni della Repubblica Italiana tra memoria, valori e futuro
A cura di Luca Santoro
A ottant’anni di distanza dal giorno in cui gli italiani furono chiamati a dare un nuovo corso alla propria storia, vengono spontanee alcune riflessioni sulla nostra anziana, affaticata, discussa, ma sempre tanto amata Repubblica Italiana.
I segni di queste ottanta primavere si vedono tutti: dai murales che ricordano i nostri giorni migliori, come i trionfi mondiali del 1982 e del 2006, ai tanti monumenti eretti per custodire la memoria di uomini che hanno segnato la storia del Paese, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Tra luci e ombre, cara Repubblica, continuiamo a riconoscerti nei valori che ti hanno dato vita: la libertà, che rende ogni persona protagonista della propria storia; la democrazia, che invita all’ascolto e alla partecipazione; l’uguaglianza, che afferma la dignità di ciascuno; la solidarietà, che unisce e sostiene.
Sono valori che trovano eco anche nel Vangelo, quando siamo chiamati a riconoscere in ogni persona un fratello e a costruire comunità fondate sul servizio, sulla giustizia e sul bene comune.
Rialzarsi dopo il conflitto mondiale più brutale della storia non era affatto semplice. Eppure il popolo italiano ebbe il coraggio di scegliere una nuova strada, affidando il futuro della nazione alla partecipazione democratica e alla responsabilità condivisa. Dopo tutto il male a cui il mondo aveva assistito, quella scelta non era per nulla scontata.
Proprio per questo motivo, la decisione compiuta ottant’anni fa continua ancora oggi a parlare alle nuove generazioni. Perché, se è vero che nessuna società potrà mai essere perfetta, è altrettanto vero che la volontà di unirsi per il bene comune traccia il confine tra ciò che costruisce e ciò che divide, tra ciò che genera speranza e ciò che alimenta l’oscurità.
Nel giorno della Festa della Repubblica, guardiamo con gratitudine al passato e con responsabilità al futuro, custodendo quei valori che hanno permesso all’Italia di rinascere e di crescere.
Buon compleanno, cara vecchia Repubblica.
