san giuseppe da copertino in volo libri e benedizioni

Uno zaino può contenere molto più di libri, quaderni e penne.

Dentro uno zaino ci sono attese, amicizie, domande, paure, sogni, verifiche, piccoli successi e inevitabili difficoltà. C’è, in qualche modo, un pezzo della vita quotidiana dei nostri bambini e ragazzi.

Per questo, nella memoria di San Giuseppe da Copertino, la nostra comunità parrocchiale ha voluto accompagnare l’inizio del nuovo anno scolastico con la benedizione degli zainetti, coinvolgendo studenti, famiglie e insegnanti.

Non un gesto portafortuna e neppure una semplice tradizione. Piuttosto un segno: portare davanti a Dio ciò che viviamo ogni giorno e ricordarci che nessuno dovrebbe affrontare da solo il proprio cammino.

Tre parole da mettere nello zaino

Durante l’omelia abbiamo affidato ai ragazzi tre parole da portare simbolicamente con sé durante l’anno scolastico: curiosità, coraggio e carità.

Curiosità: non smettere di fare domande

Andare a scuola non significa soltanto imparare nozioni o prepararsi per un’interrogazione. Significa conservare il desiderio di conoscere.

La curiosità nasce da una domanda: perché?

È ciò che spinge un bambino a osservare, cercare, provare, sbagliare e riprovare. È anche uno degli atteggiamenti più belli dell’educazione: non accontentarsi delle risposte già pronte, ma continuare a interrogare la realtà.

Vorremmo che i nostri ragazzi custodissero questa capacità. Che imparassero a guardare il mondo con occhi aperti, a non smettere di stupirsi e a non avere paura delle domande. Educare significa anche questo: aiutare una persona a pensare, non semplicemente dirle che cosa deve pensare.

Coraggio: anche quando qualcosa non riesce

La seconda parola è coraggio.
Durante un anno scolastico arriveranno momenti belli, ma anche giorni più difficili. Una verifica che non va come sperato, un’amicizia complicata, qualcosa che sembra troppo difficile da imparare.

Il coraggio non significa non avere paura. Significa provare ancora.

Significa imparare che un errore non definisce una persona e che una difficoltà può diventare occasione per conoscersi meglio e crescere. Anche per questo una comunità educativa è importante.

Un ragazzo dovrebbe sapere che intorno a lui ci sono adulti capaci non soltanto di giudicare i risultati, ma di accompagnare i tentativi.

Genitori, insegnanti, educatori, catechisti, comunità cristiana: educare significa aiutare qualcuno a scoprire che può rialzarsi.

Carità: accorgersi di chi cammina accanto a noi

E infine la terza parola: carità. San Giuseppe da Copertino ci consegna un’espressione particolarmente forte: «Chi ha carità è ricco e non lo sa; chi non ha carità ha una grande infelicità».

Possiamo riempire uno zaino di libri e una testa di conoscenze, ma c’è qualcosa che nessun voto può misurare: la capacità di accorgerci degli altri.

A scuola significa imparare a guardare anche il compagno rimasto solo.

Significa non deridere chi è più fragile. Significa condividere, aiutare, chiedere scusa, fare spazio.

Significa comprendere che la vera crescita non consiste soltanto nel diventare più preparati, ma anche nel diventare più umani. Ed è qui che l’educazione incontra la fraternità.

Lo zaino lo porti tu, ma non devi camminare da solo

La benedizione degli zainetti ci ha permesso di ricordare una cosa semplice: ciascun ragazzo porterà personalmente il proprio zaino sulle spalle, ma il suo cammino non deve portarlo da solo.

Dietro ogni bambino e ogni ragazzo dovrebbe esserci una comunità capace di accompagnare.

Una famiglia. Una scuola. Degli educatori. Una parrocchia. Persone capaci di dire: il tuo futuro ci riguarda.

È forse proprio questo uno dei piccoli semi che vogliamo far crescere nella nostra comunità di Giurdignano.

Non soltanto organizzare attività, ma costruire relazioni. Non soltanto riempire calendari, ma accompagnare persone. Non soltanto parlare ai più piccoli, ma provare ad ascoltarli e a camminare con loro.

Comunità, Educare, Fraternità

Tre parole accompagneranno sempre di più il nostro cammino:

Comunità. Educare. Fraternità.

La benedizione degli zainetti le contiene tutte.

Comunità, perché la crescita di un bambino riguarda tutti.

Educare, perché vogliamo accompagnare i ragazzi a diventare persone libere, curiose e responsabili.

Fraternità, perché nessuna educazione è completa se non insegna a prendersi cura dell’altro.

Forse sono soltanto piccoli gesti.

Uno zaino appoggiato davanti all’altare.
Una mano alzata per ricevere una benedizione.
Una parola consegnata a un bambino.

Eppure proprio dalle cose piccole può cominciare qualcosa di grande.

Che cosa sta crescendo?

Forse una comunità che sta imparando, poco alla volta, che educare significa camminare insieme.

E che per affrontare il viaggio servono almeno tre cose da non dimenticare mai nello zaino:

curiosità, coraggio e carità.

Curiosità, coraggio e carità: con San Giuseppe da Copertino benediciamo il nuovo anno scolastico