Dietro il Grest: gli animatori
Quando si parla del Grest, lo sguardo corre subito ai bambini: giochi, canti, colori, laboratori, amicizie.
Ma c’è una parte del Grest che rimane quasi sempre nascosta.
È quella degli animatori.
Li vediamo correre da una parte all’altra, organizzare giochi, preparare scenografie, ballare, cantare, sorridere anche quando sono stanchi.
Quello che spesso non vediamo è ciò che il Grest sta facendo dentro di loro.
Non sono semplici volontari
Molti immaginano che un animatore sia semplicemente un ragazzo che dedica qualche settimana dell’estate ai bambini.
In realtà il Grest rappresenta uno dei percorsi educativi più significativi che una parrocchia possa offrire ad un adolescente.
Essere animatore significa imparare a mettere qualcuno prima di sé.
Significa arrivare prima degli altri, andare via dopo gli altri, preparare attività, affrontare imprevisti, gestire conflitti, imparare ad ascoltare, incoraggiare e custodire chi è più piccolo.
Non è soltanto fare qualcosa.
È diventare qualcuno.
La responsabilità si impara vivendola
Nessun corso può insegnare fino in fondo cosa significhi avere cura degli altri.
Lo si scopre quando un bambino piange e cerca proprio te.
Quando un compagno di squadra è scoraggiato.
Quando bisogna rinunciare ad un momento di svago per aiutare il gruppo.
Per questo il Grest non forma soltanto bambini.
Forma giovani.
Affidare agli adolescenti un ruolo educativo è una vera scommessa pastorale: attraverso il servizio imparano responsabilità, gratuità e maturità, crescendo mentre si prendono cura degli altri.
Anche gli animatori hanno bisogno di essere educati
Dietro ogni attività ci sono settimane di preparazione.
Incontri di formazione.
Momenti di verifica.
Preghiera.
Confronto.
Niente è lasciato all’improvvisazione.
Per accompagnare i bambini occorre, prima di tutto, lasciarsi accompagnare.
Per educare bisogna continuare ad educarsi.
È per questo che ogni Grest serio dedica tempo alla formazione degli animatori, aiutandoli a comprendere il loro ruolo e a vivere il servizio come una vocazione educativa, non come un semplice incarico estivo.
Una palestra di futuro
Viviamo in una società che spesso misura i giovani per ciò che manca.
Il Grest, invece, sceglie una strada diversa.
Scommette sulle loro capacità.
Li responsabilizza.
Si fida.
Li mette nelle condizioni di scoprire che possono essere un bene per gli altri.
Ed è forse questa la lezione più grande.
Un adolescente che dedica gratuitamente il proprio tempo ai bambini sta imparando qualcosa che nessun videogioco, nessun social network e nessuna lezione scolastica potranno insegnargli completamente: la gioia del servizio.
Il Vangelo prima di essere raccontato viene vissuto
Non tutti gli animatori ricorderanno ogni gioco organizzato.
Ma ricorderanno il bambino che li ha presi per mano.
Quello che li ha cercati perché si sentiva al sicuro.
Quello che li ha abbracciati senza dire una parola.
Sono momenti che cambiano il cuore.
Perché il Vangelo non passa soltanto attraverso le parole.
Passa quando un ragazzo sceglie di donare tempo, energie e pazienza a qualcuno che non può ricambiarlo.
È lì che il servizio diventa testimonianza.
Ed è lì che il Grest smette di essere soltanto un’attività estiva per diventare una vera esperienza di Chiesa.
Un buon animatore non è quello che fa divertire di più.
È quello che, attraverso un gioco, un sorriso o una parola, riesce a far sentire ogni bambino accolto, importante e amato.

