Testimoni della nostra terra: Mons. Gaetano Pollio

Testimoni della nostra terra: Mons. Gaetano Pollio

La vita di Mons. Gaetano Pollio: tra missione e persecuzione

Mons. Gaetano Pollio (Meta di Sorrento, 30 dicembre 1911 – Lecco, 13 marzo 1991) è stato un arcivescovo e missionario italiano del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME). La sua vita è un esempio di fede e coraggio, segnata dalla missione in Cina e dalla dura prigionia sotto il regime di Mao Zedong, per poi concludersi con un intenso ministero episcopale in Italia.

La missione in Cina e la prigionia

Ordinato sacerdote nel 1934, Gaetano Pollio partì nel 1935 per la missione di Kaifeng, in Cina. Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo il martirio del vescovo locale, assunse la guida della missione in un periodo di grande difficoltà. Nel 1946 fu nominato arcivescovo di Kaifeng da Papa Pio XII.

L’avvento del comunismo nel 1948 portò a una feroce persecuzione contro i cattolici. Mons. Pollio rifiutò di aderire al “Movimento della triplice indipendenza”, una chiesa nazionale controllata dal regime. Questa ferma opposizione lo portò all’arresto il 1° aprile 1951, con l’accusa di essere «imperialista e nemico del popolo».3

Durante i sei mesi di prigionia, subì 32 processi penali e torture psicologiche e fisiche. Nonostante le condizioni disumane, celebrò clandestinamente la Santa Messa per 52 volte. La sua testimonianza è racchiusa nel diario Croce d’oro tra le sbarre

«Le torture dei comunisti cinesi sono terribili; le confessioni, con la morte che ne segue o con la condanna ai lavori forzati, sono l’unica via per mettere termine a una vita impossibile. I giudici stavano fiaccando il mio fisico.»— Mons. Gaetano Pollio, Croce d’oro tra le sbarre

Il perdono e il ritorno in Italia

Prima dell’espulsione dalla Cina nell’ottobre 1951, Mons. Pollio fu sottoposto a un umiliante “giudizio popolare”. Di fronte all’odio e alle calunnie, la sua risposta fu un atto di profondo perdono:

«Davanti a quel furore popolare, nel sentire tante infami calunnie, e alla vista di quei pavidi cristiani, nel mio animo prevalse un sentimento: quello del perdono. Perdonali tutti.»— Mons. Gaetano Pollio

Tornato in Italia, dopo un periodo di servizio al PIME, fu nominato Arcivescovo di Otranto nel 1960 e successivamente Arcivescovo di Salerno nel 1969, guidando le diocesi con dedizione e partecipando attivamente all’attuazione del Concilio Vaticano II.

Eredità e memoria

Mons. Gaetano Pollio rassegnò le dimissioni nel 1984 a causa di una grave malattia e morì il 13 marzo 1991. Fu sepolto nella cripta della Cattedrale di Salerno, vicino alla tomba di San Matteo. La sua figura rimane un simbolo di resistenza spirituale e di perdono, con la diocesi di Salerno che nel 2023 ha avviato riflessioni sulla sua possibile beatificazione.

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