Oggi, 2 ottobre, la Chiesa celebra la memoria dei Santi Angeli Custodi e, nello stesso giorno, in Italia ricorre la Festa dei nonni. Due ricorrenze diverse, ma accostate in modo quasi naturale da una parola: custodire.
Custodire è uno dei modi più belli di amare. Significa esserci senza occupare tutto lo spazio, accompagnare senza sostituirsi, vegliare senza trattenere. E forse, pensando ai nostri nonni, ci accorgiamo che molto del loro amore è stato proprio così. Un amore spesso silenzioso.
Dio ci affida a una custodia
La Scrittura usa immagini molto tenere per parlare della protezione di Dio. Nel Salmo 91 leggiamo:
«Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie».
La festa degli Angeli Custodi ci ricorda anzitutto questo: la nostra vita non è abbandonata a se stessa.
Dio ci accompagna.
La fede cristiana non ci dice che saremo risparmiati da ogni difficoltà, ma che dentro ogni strada, anche quella più faticosa, non siamo soli. Gli angeli sono il segno di questa premura di Dio: una presenza discreta, che non fa rumore, che non prende il nostro posto, ma ci accompagna verso il bene.
Ed è difficile, oggi, non pensare anche a tanti nonni.
Quante volte ci hanno custodito senza dirlo
Molti nonni hanno trascorso una parte della loro vita semplicemente esserci.
Ci hanno accompagnati a scuola.
Sono venuti a prenderci.
Hanno preparato un pranzo.
Hanno aspettato il nostro ritorno.
Hanno curato una febbre.
Hanno ascoltato racconti che forse per loro erano poco importanti, ma per noi erano tutto.
E poi hanno pregato.
Quante nonne hanno affidato i propri figli e nipoti al Signore nel silenzio di una chiesa. Quanti nonni hanno portato nel cuore preoccupazioni che forse non hanno mai confidato a nessuno.
C’è una forma di amore che non fa grandi discorsi. Veglia.
Ed è forse una delle cose che oggi, nella memoria degli Angeli Custodi, possiamo riconoscere con maggiore gratitudine.
I nostri nonni non sono angeli, naturalmente. Sono uomini e donne con i loro limiti, la loro storia, qualche difetto e qualche testardaggine. Ma attraverso di loro molti di noi hanno conosciuto qualcosa della cura con cui Dio custodisce i suoi figli.
Custodire non significa trattenere
C’è poi un aspetto ancora più bello: un angelo custode non vive la vita al nostro posto. Ci accompagna. Anche l’amore vero dei nonni è così.
I nonni vedono crescere i nipoti, li vedono cambiare, scegliere strade nuove, magari allontanarsi. E devono imparare, come ogni persona che ama, che custodire non significa possedere. Significa aiutare qualcuno a diventare ciò che è chiamato ad essere.
Forse è per questo che il rapporto tra nonni e nipoti può avere qualcosa di unico. I nonni spesso possiedono un tempo che altri non hanno più. Il tempo per ascoltare, per raccontare, per ripetere, per aspettare.
In un mondo nel quale tutti corriamo, loro possono diventare quasi una scuola di lentezza.
E dentro quella lentezza passa una sapienza.
Le radici che permettono di crescere
Papa Francesco ha parlato molte volte dei nonni come delle radici di una famiglia. L’immagine è semplice ma bellissima.
Di un albero vediamo i rami, le foglie, i frutti. Le radici invece non si vedono. Eppure, senza di esse, tutto il resto non starebbe in piedi. Così accade anche nelle nostre famiglie.
Dietro molte cose che oggi consideriamo normali ci sono persone che prima di noi hanno lavorato, sofferto, sperato, pregato.
Ci sono sacrifici che non conosceremo mai fino in fondo.
Ci sono nonni che hanno attraversato tempi molto più poveri dei nostri e che hanno imparato a non buttare niente, a mantenere una promessa, ad aiutare un vicino, a mettere qualcosa da parte per i figli.
E c’è anche una fede che spesso è passata attraverso gesti piccolissimi: un segno della croce, un Rosario, una candela accesa, una benedizione fatta sulla fronte di un bambino.
Forse non erano grandi teologi. Ma hanno trasmesso Dio con la vita.
«Io non ti dimenticherò»
Papa Leone XIV, parlando agli anziani, ha richiamato una delle parole più belle della Scrittura:
«Io invece non ti dimenticherò mai».
È la promessa di Dio al suo popolo.
Ma oggi può diventare anche una promessa nostra.
Perché arriva un momento nel quale chi ha custodito ha bisogno di essere custodito.
Chi ci accompagnava ha bisogno di essere accompagnato.
Chi ci aspettava ha bisogno che qualcuno torni a trovarlo.
Chi ascoltava i nostri racconti ha bisogno che qualcuno abbia ancora pazienza di ascoltare i suoi.
Per questo la Festa dei nonni non può essere soltanto il giorno degli auguri.
Può diventare un piccolo esame di coscienza.
C’è qualche anziano che stiamo dimenticando?
Un nonno, un parente, un vicino di casa. Qualcuno che forse non chiede niente proprio perché ha imparato per tutta la vita a non disturbare.
Oggi potremmo semplicemente bussare alla sua porta.
Custoditi per imparare a custodire
Forse il messaggio cristiano di questa giornata sta tutto qui.
Noi siamo custoditi da Dio per imparare, a nostra volta, a custodire.
Custodire i piccoli.
Custodire gli anziani.
Custodire chi è solo.
Custodire le relazioni.
Custodire la memoria.
Custodire la fede che abbiamo ricevuto.
Non servono necessariamente gesti straordinari.
La custodia cristiana comincia spesso dalle piccole cose: una presenza, una telefonata, una visita, un po’ di tempo regalato senza guardare continuamente l’orologio.
Oggi diciamo grazie ai nostri nonni, a quelli che possiamo ancora abbracciare e a quelli che affidiamo alla misericordia di Dio.
E mentre la Chiesa ci fa guardare agli Angeli Custodi, possiamo chiedere al Signore una grazia molto semplice:
insegnaci a riconoscere chi ci ha custodito e rendici capaci, a nostra volta, di custodire qualcuno.
Perché alla fine molte delle persone che hanno cambiato davvero la nostra vita non lo hanno fatto facendo rumore.
Sono semplicemente rimaste accanto a noi.
